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Titolo Storia
   
Monastero di Vasco

  L’origine del toponimo deriva dall’unione tra l’insediamento più antico del luogo, quello di Vasco (Guiascus) e quello sorto accanto al convento benedettino nell’anno Mille, che divenuto di grande importanza, fece sì che il termine Monastero venisse assunto per indicare tutto il territorio. Per evitare confusione con altri paesi, il Consiglio Comunale deliberò all’unanimità, il 5 ottobre 1862, la denominazione ufficiale di Monastero di Vasco. 

 


La storia


 


I primi abitanti del territorio furono i romani che si insediarono nei pressi della collina di San Lorenzo, dove probabilmente si trovava un’ara votiva dedicata al dio Silvano.


Con la fondazione del monastero benedettino avvenuta nel 998 i nuclei abitativi presero maggiore consistenza; gli abitanti erano numerosi nel IX secolo, quando decisero la costruzione di un castello di ragguardevoli dimensioni (circa 1000 mq) per difendersi dalle incursioni dei saraceni. Sul finire del XII secolo i monasteresi parteciparono, con Vico e Carassone, alla fondazione di Mondovì, costruendo il terziere di Vasco. Il territorio monregalese riuscì a liberarsi dalla soggezione del Vescovo di Asti, mantenendo una propria autonoma nei confronti degli Acaja e poi dei Savoia, unendo in un forte districtus le comunità di un’ampia area limitrofa, tra le quali quella di Monastero. Sul finire del XVII secolo, quando il duca sabaudo Vittorio Amedeo II volle sopprimere gli antichi privilegi fra i quali il libero commercio del sale, trovò una tenace resistenza nel monregalese: Monastero e Montaldo iniziano una aperta ribellione armata. Queste vicende, note come la “Guerra del sale” (1681 – 1699), si chiusero con una punizione feroce per Monastero: distruzione del paese, taglio dei castagneti, deportazione di metà degli abitanti nel vercellese. Contemporaneamente venne sciolta la federazione di comunità gravitanti attorno a Mondovì nel Districtus monregalese e vennero costituiti i singoli comuni, tra i quali Monastero, che diventarono autonomi, ma molto più soggetti al controllo centralizzatore di casa Savoia, di cui seguiranno successivamente le vicissitudini politico – amministrative.


Poco numerosi in epoca romana, gli abitanti di Monastero aumenteranno progressivamente: nel 1677 erano circa 1200 ed integrarono le magre risorse agricole con il commercio del sale (illegale per casa Savoia). Ridotta alla metà dopo l’esito funesto della guerra del Sale, la popolazione riprese a crescere, uniformemente distribuita su tutto il territorio, dedicandosi esclusivamente alle attività agricole: il castagneto e l’allevamento erano le risorse fondamentali.


Costituita in unica Parrocchia nel 1623, venne poi divisa in quelle di Vasco (1904) e nei Bertolini Soprani.


Le risorse del territorio non erano tali da poter sfamare una popolazione sempre in aumento, ma dall’inizio del XX secolo il fenomeno migratorio ne ridusse drasticamente il numero; nel 1921 gli abitanti erano ancora 2316, ma, nei soli cinque anni successivi, oltre 500 emigrarono, soprattutto nel sud della Francia. Un’altra ondata migratoria si verificò subito dopo la seconda guerra mondiale, questo soprattutto verso Torino e il suo hinterland industrializzato. Nell’ultimo decennio la popolazione ne è rimasta stabile, con tendenza a un leggero incremento, e ormai è quasi tutta concentrata nei nuclei principali di Vasco e Roapiana. Negli ultimi anni l’attività agricola è diventata secondaria rispetto allo sviluppo di imprese artigianali nate sul territorio e al pendolarismo di operai e di impiegati verso la contigua Mondovì.


 


I PERSONAGGI


 


Bernardino Pagliano (XIX secolo). Fu eletto consigliere comunale a soli ventuno anni. Avvocato, venne nominato sindaco il 14 maggio 1872, carica che mantenne ininterrottamente fino al 1914. Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS Maurizio e Lazzaro, fece della sua vita una “missione politica” rivolta ad amministrare sapientemente il Comune; ebbe particolare cura per la costruzione di strade e scuole oltre ad altre importanti opere.


 


Antonio Turco (1823 – 1893). Fu sindaco per alcuni anni; il suo nome è legato alla formazione di un asilo privato per la comunità di Vasco donando a tale scopo i suoi ingenti possedimenti e la casa natale.


 


Ettore Turco (1900 – 1976). Ricoprì la carica di sindaco a metà degli anni cinquanta, governò sapientemente il paese; fu l’autore del primo libro sulla storia del comune.


 


Andrea Dho (XX secolo). Vicario, fu l’ultimo parroco dell’unità parrocchiale di Monastero. Dal 1905 al 1909 fu l’artefice della costruzione dell’Edificio scolastico a Roapiana, seguì personalmente i lavori per la decorazione della chiesa dei SS Pietro e Paolo per mano dei fratelli Toscano, organizzò la Schola Cantorum, fu fra i fautori della fondazione della Casa Rurale Monasterese.


 


Andrea Carle (XX secolo). Prevosto, originario di Chiusa Pesio, fu il primo parroco della nuova Parrocchia di Vasco; curò con zelo e dedizione le anime della comunità per ben sessant’anni e seguì personalmente i lavori per la costruzione dell’imponente chiesa, iniziati nel 1905.


 


GLI EDIFICI


 


Convento benedettino.


Venne edificato nel 998 e fu eletto in priorato nel 1180; dell’antica costruzione si è conservata solamente la porta carraia; è a sesto acuto con pietre pentagonali e disuguali tra loro, elemento insolito in tutto il Medioevo e unico in provincia di Cuneo; a lato è conservato parte di un fregio con colombe e uva.


 


Chiesa Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo.


Venne edificata dal 1764 al 1776 su disegni dell’architetto Benedetto Alfieri. La contraddistinguono le solenni e sobrie linee del barocco piemontese. La decorazione interna è opera del monregalese Francesco Toscano (1870). Conserva pregevoli altari in marmi policromi: quello della prima cappella in alto a sinistra proviene dalla chiesa del Monastero benedettino. Pregevoli sono la pala d’altare del XVII secolo raffigurante la Vergine con il Bambino e i Santi Pietro e Paolo, di autore ignoto e la tela dell’Annunciazione, opera dei fratelli Toscano.


 


Chiesa Parrocchiale dell’Immacolata Concezione e di San Giovanni Battista.


Venne eretta nel 1904, semplice per le linee architettoniche, va ricordata per gli altari in marmi policromi.


 


Santuario della Madonna delle Lame.


Dedicato all’Assunta, sorge nella valle delle Lame. Eretto in cappellania già nel 1556, conserva al suo interno un affresco del primo Cinquecento raffigurante la Vergine con il Bambino.  È a questa immagine, e non a quella del famoso pilone del Santuario, che si rivolse la prima grande devozione popolare alla Madonna ricordata dagli ordinati comunali di Mondovì del 1549.


 


Cappella di San Lorenzo.


Sorge in splendida posizione panoramica sull’omonima collina e si presume sia stata edificata sul sito di un antico tempio romano. La struttura è ad una sola navata con un bel portico antistante ed una cappella laterale interna dedicata a Santa Eurosia, martirizzata dai Saraceni nella Francia meridionale. Conserva affreschi cinquecenteschi.


 


Ruderi del castello.


Della costruzione eretta dagli abitanti a scopo di difesa dalle incursioni saracene, non rimangono che alcuni resti della cinta muraria semi diroccata e due alti spuntoni.  


 


  



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